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Il vino, più della diplomazia

Il vino, più della diplomazia

Come passare dalla carriera diplomatica al vino e guadagnare con le enoteche. In attesa degli Ocm italiani.
febbraio 28, 2018

Eugenia Kachalova sognava di diventare diplomatica. Ma ha preferito vendere vino e gli è andata bene. Nel 2017 la sua rete di bar “Wine Bazaar” ha fatturato 260 milioni di rubli. Nel 2014 ha lanciato il primo punto vendita nella zona della stazione metropolitana “Frunzenskaya”. Una buona bottiglia di vino poteva essere acquistata per 800 rubli.

Oggi gestisce la “sua” rete di cinque bar nel centro di Mosca.

Non è colpa sua se la vocazione per la diplomazia a San Pietroburgo è stata soppiantata dalla enogastronomia di Mosca. Evgenia Kachalova aveva pianificato un futuro di relazioni internazionali all’Università Statale di San Pietroburgo. Ma con la carriera diplomatica non ha funzionato: ” salario minimo”. Ha cambiato lavoro, prima alla Dynamo Basketball Club, dove ha lavorato per due, fino alla disintegrazione del Club e poi nel colosso VTB. “È stato l’anno più difficile della mia vita: entrata alle nove e poi annegamento senza sosta in documenti contabili: il lavoro non corrispondeva affatto al mio carattere”. La svolta subito dopo: direttore esecutivo della rete di boutique Vinissimo. “È stata la mia prima conoscenza del vino: in precedenza la mia competenza si limitava alla distinzione tra il colore bianco e quello rosso”. Ha lavorato al lancio della prima boutique Vinissimo di Mosca, mescolando funzionalità ed esperienze: tanto vino italiano, una sala di degustazione e consulenti professionali per scegliere la bottiglia giusta. Ma anche arte e lettura di poesie. Un buon vino è una esperienza e a tale esperienza ci si può avvicinare con il coinvolgimento di tutti i sensi oltre che con l’intelligenza.

Ora aspetta gli Ocm italiani in Russia, pronta a mettere sul piatto un concept nuovo per le presentazioni e le degustazioni.