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Il vino non può attendere. Intervista a Girotto (Martino Parisi)

Il vino non può attendere. Intervista a Girotto (Martino Parisi)

Fino a due giorni di attesa alla frontiera prima di essere sdoganato. La responsabile accise della casa di spedizioni Martino Parisi racconta rischi e problemi del vino italiano in Russia
ottobre 12, 2015

Fino a quarantotto ore di attesa. Sono questi i tempi necessari oggi per far passare la frontiera russa al vino italiano. Quasi il doppio rispetto al periodo pre-sanzioni. Pur non toccando direttamente il comparto del vino, l’embargo russo pesa su questo settore in termini di ore di attesa alla dogana, dove controlli più frequenti e accurati causano tempistiche dilatate e conseguenti rallentamenti nel trasporto e nello sdoganamento delle merci.

“Oggi le soste dei camion carichi di vino sul confine tra Lituania e Russia possono durare fino a due giorni – spiega Anna Girotto, responsabile area accise della casa di spedizioni Martino Parisi Srl, tra le più grandi del settore -. Se è vero che i costi di trasporto per l’esportazione di vino nella Federazione non sono aumentati (dalla sede di Silea, in provincia di Treviso, fino a Mosca, il viaggio di un tir completo costa circa 5.000 euro), alcuni vettori ci hanno segnalato che, a causa dell’embargo, sono invece aumentati i controlli al confine e questo può generare rallentamenti nel trasporto e nello sdoganamento delle merci. Oltre a possibili sanzioni”.

Trattandosi di merce soggetta ad accisa e ad applicazione dei contrassegni di Stato, chiarisce Girotto, il vino richiede tempi di sdoganamento e immissione diversi rispetto agli alimentari in genere, ed è per questo che, al contrario di alcune merci che viaggiano con “spedizioni miste”, i trasporti di vino vengono gestiti con “mezzi dedicati”: “Per sdoganare un camion di vino ci vogliono circa tre/sei ore – spiega -, ed è per questo che si tende a effettuare trasporti per tipologia merceologica distinta”.

I trasporti vengono perlopiù effettuati via strada con vettori tendenzialmente baltici, in particolar modo lituani: “Spesso si tratta di grandissime compagnie con depositi fiscali cosiddetti bonded warehouse posizionati lungo le dogane di confine – prosegue Girotto -. A Vilnius, per esempio, viene indirizzata la maggior parte del vino Ue diretto in Russia. Qui, in grandissimi depositi autorizzati, vengono applicati i preziosi contrassegni di Stato per l’immissione nel mercato della Federazione. Il vino in questo modo entra in Russia già munito di fascette”.

Nonostante la crisi, rispetto all’anno scorso la Martino Parisi ha quasi raddoppiato il numero di bolle doganali emesse per il vino esportato in Russia: nei primi otto mesi del 2015, infatti sono state 239 le bolle doganali emesse, a fronte delle 126 dello stesso periodo del 2014. “Bisogna ammettere che noi siamo abbastanza in controtendenza, poiché siamo sicuramente molto ‘forti’ e in crescita sul settore del vino e degli alcolici in generale, avendo una competenza molto specializzata e di nicchia – dice Girotto -. Alcuni nostri clienti, invece, hanno notato un calo delle vendite verso questo Paese”. Una diminuzione ovviamente non attribuibile né all’embargo (che non riguarda gli alcolici), né al costo del trasporto, rimasto invariato: bensì al cambio con il rublo, che rende l’export più difficoltoso. “A risentirne di più sono stati i prodotti di fascia media, ovvero quelli che vanno dai 5 ai 10 euro Exw Italia (ex works, ovvero prezzo di vendita in cantina, ndr) mentre, per quello che abbiamo potuto vedere dal nostro ‘osservatorio di spedizionieri’, i prodotti di alta gamma (a partire da 10 euro Exw Italia) e di fascia bassa (1-5 euro Exw Italia) stanno reggendo molto bene a questo periodo di difficoltà”.

Lucia Bellinello