Blog

Ruzov, sommelier del Cervetti di Mosca: idee e strategie contro il caro-vino

Ruzov, sommelier del Cervetti di Mosca: idee e strategie contro il caro-vino

Occorre combattere contro il vertiginoso aumento del vino in bottiglia. Ma prima che la bottiglia sia arrivata a Mosca
settembre 21, 2015

Degustazioni, presentazioni originali e uno stile “chic”. Il cliente, in Russia non va solo convinto, ma soprattutto sedotto. “E se volete conquistare del tutto gli amanti russi del vino, non trascurate il turismo!”.

Alexei Ruzov, sommelier ed esperto di riferimento del ristorante Cervetti di Mosca, è abituato a ragionare in maniera trasversale: “Normalmente i russi che dimostrano interesse per il vino trascorrono le proprie vacanze in Europa. E nei loro viaggi inseriscono sempre visite alle cantine. Se l’esperienza si rivela un successo, sicuramente vorranno avere la possibilità di acquistare nuovamente questo prodotto, non solo all’estero ma anche in patria”.

Secondo Ruzov il cliente russo dev’essere accompagnato, seguito, indirizzato e coccolato. Eventi di grande portata come Vinitaly Russia sicuramente danno i propri frutti, così come le degustazioni organizzate dagli importatori, dalle compagnie e dai ristoranti. “Parliamoci chiaro: i russi si intendono molto più di vodka che di vino – taglia corto – La Russia è un paese con un clima piuttosto rigido e con una lunga tradizione di bevande alcoliche molto forti. La cucina nazionale non è poi così aperta all’uso del vino e il nostro passato ci ha portato ad avvicinarci in maniera molto lenta al suo consumo. Ecco allora spiegato perché una volta, al ristorante, dopo uno studio certosino della carta dei vini e una lunga consultazione con il sommelier, sentii chiedere da parte del cliente: Beh, e il Martini ce l’avete?”.

Ironia a parte, il mercato russo del vino, secondo Ruzov, continua a dimostrarsi ermetico, seppur interessante. E le difficoltà che ne derivano sono spesso di complessa risoluzione: “Le nostre normative sono così particolari che rendono l’import un affare ostico e costoso. Una delle chiavi del successo potrebbe essere quella di affidarsi a società d’importazione che abbiano le risorse sufficienti per promuovere già da sé il prodotto sul mercato. È inoltre indispensabile organizzare degustazioni, sia per i professionisti del settore, sia per i consumatori più comuni”.

Le restrizioni alla pubblicità di bevande alcoliche come misura estrema per la lotta all’alcolismo nel Paese, poi, non facilitano la situazione: “Come se non bastasse – aggiunge – le riviste russe dedicate all’enologia sono terribilmente poche. Organizzare frequenti incontri con i clienti è quindi l’unica maniera per far conoscere il proprio vino agli acquirenti russi”.

Il quadro è reso ancor più complesso dal vertiginoso aumento del prezzo finale. “Una bottiglia di vino a Mosca può costare 3-4 volte di più rispetto al costo originale. Una strategia per contrastare il calo delle vendite potrebbe essere quella di proporre vini chic, che presentino quindi quelle caratteristiche tipiche dei vini di alta gamma: ciò offriràmaggiori chance davanti al cliente”.

Volendo tracciare un quadro generale dei vini maggiormente apprezzati e richiestidai russi, nella fascia alta (bottiglie da oltre 15mila rubli ciascuna, ovvero oltre 200 euro con il tasso di cambio fissato a 74), la domanda è legata soprattutto all’etichetta: la maggior parte di questi clienti si sofferma più sul prestigio del vino che sulla qualità del prodotto, o su come esso venga abbinato alla scelta del piatto. “L’Italia – dice Ruzov – in questa fascia di richieste è ben rappresentata da molti vini toscani”.

Coloro che invece acquistano bottiglie di vino il cui prezzo si aggira intorno ai 3.500 rubli (circa 50 euro) si dimostrano molto più attenti e sensibili al rapporto qualità-prezzo: “A dir la verità – precisa l’esperto – molti di loro sono portati a fidarsi più del parere di Parker (Robert Parker, considerato uno dei più potenti critici di vino al mondo, ndr) che dei propri gusti personali, e spesso si lasciano influenzare dalla magia dei nomi ‘forti’. Tuttavia, si tratta in generale di una fascia di clienti molto esigente, che si intende discretamente di vino. Purtroppo però non sono in molti. All’interno di questa fascia dominano senza ombra di dubbio i vini italiani”.

Analizzando le richieste di vini dai prezzi ben più contenuti, il mercato in questo caso si dimostra “oscillante”: “Siamo passati da un amore spassionato per il Beaujolais a un’attrazione per i vini cileni economici; da una forte domanda di vini del nord Italia come il Pinot Grigio, ai vini tedeschi. Ora ci si sta orientando verso produzioni spagnole o portoghesi, come il Vinho Verde, un vino portoghese originario della provincia del Minho, nell’estremo nord del paese”.

Particolarmente interessante, invece, l’aumento della domanda di vini Made in Russia: “I recenti attriti con l’Occidente, la svalutazione del rublo, l’aumento della concorrenza dei prodotti russi, ma soprattutto l’arrivo sul mercato di vini di qualità provenienti dalle regioni di Krasnodar e Rostov, spiegano bene cosa sta accadendo. Ovviamente il vino russo dovrà affrontare un duro percorso prima di riuscire a farsi spazio tra i prodotti oggi di orgoglio nazionale”. Per quanto riguarda l’andamento degli affari fuori da Mosca e San Pietroburgo, il mercato è tendenzialmente più lento ad aprirsi: “Non conosco molto bene la situazione nelle regioni, ma da quanto ne so si stanno facendogrossi investimenti a Sochi” dice Ruzov.

In questo periodo di incertezza, quindi, il futuro delle vendite è nebuloso: “Prendendo in considerazione i prodotti di fascia medio-bassa, qualche contrazione negli affari si è registrata e continuerà ad esserci, con la conseguenza che la crisi ha aperto la strada ai vini russi e georgiani, che stanno cercando ora di ritagliarsi un’importante fascia di clientela. Ma le difficoltà economiche non influenzano comunque le abitudini dei ricchi: i produttori dei ‘grandi vini’ non hanno nulla da temere. Perché ci sarà sempre una fascia di clienti disposta a spendere molto per avere prodotti di qualità”.

Intervista di Lucia Bellinello