Blog

Russia, divieti e permessi nel mercato dell'alcol

Russia, divieti e permessi nel mercato dell'alcol

Nell’anno che si è appena concluso, l’Italia è diventata non solo il primo produttore mondiale di vino, con un quantitativo di produzione stimato a 48,9 milioni di ettolitri (dati Coldiretti),
gennaio 28, 2016

Nell’anno che si è appena concluso, l’Italia è diventata non solo il primo produttore mondiale di vino, con un quantitativo di produzione stimato a 48,9 milioni di ettolitri (dati Coldiretti), ma si è confermata anche il primo esportatore di prodotti vitivinicoli in Russia. Prodotti che ora dovranno però vincere la crisi e il generale calo dei consumi, dimostrando di saper resistere all’avanzata del vino Made in Russia, che nel 2015 ha vissuto un vero e proprio boom.

Una sfida che diventa ancora più complessa se si pensa al fatto che nella Federazione è vietato promuovere e pubblicizzare bevande alcoliche. Un divieto regolamentato dall’articolo 21 della legge federale “Sulla pubblicità” N.39-FZ (N.39-ФЗ).

I divieti

La normativa parla chiaro: vietato fare pubblicità su giornali, riviste e periodici cartacei, così come su cartelloni, striscioni, banner e veicoli mobili. Non si possono promuovere bevande alcoliche nemmeno su internet, anche se la legge fa notare che, essendo il web una risorsa di informazioni globale e non trovandosi sotto la giurisdizione di un unico Stato, il divieto non può essere applicato all’intero e sconfinato mondo di internet. Il provvedimento riguarda quindi i domini .ru, .su e .рф (.rf), così come altre risorse in lingua russa. Vietato quindi anche registrare un sito con il dominio .com e diffondere su questo spazio, in lingua russa, contenuti che promuovano bevande alcoliche.

Cosa è consentito

La legge consente tuttavia di promuovere i prodotti là dove viene venduto l’alcol al dettaglio: nei negozi, nei supermercati, negli ipermercati e in altri punti vendita autorizzati. E si dimostra molto più elastica con il vino russo realizzato con uve russe: quest’ultimo, infatti, può essere pubblicizzato all’interno di esposizioni alimentari, mostre ed eventi legati al settore della ristorazione. Il vino russo può inoltre essere promosso su giornali, riviste e periodici cartacei, ad esclusione della prima e dell’ultima pagina, e può inoltre essere presente in tv e in radio nella fascia oraria compresa tra le 23 e le 7 (ad esclusione di quei canali televisivi rivolti ai bambini).

Per quanto riguarda la birra, essa può essere promossa sotto forma di banner e striscioni all’interno di competizioni ufficiali (campionati), però solo con il nome della fabbrica della birra. Durante i campionati o altre competizioni ufficiali ne è consentita la pubblicità anche in tv e su speciali canali televisivi e stazioni radio dedicati allo sport. Ad ogni modo, in tutti i casi sopra elencati, almeno il 10% dello spazio pubblicitario deve contenere l’avviso sui rischi che comporta il consumo di alcol.

Le degustazioni promozionali possono avvenire solo all’interno dei negozi e dei supermercati, negli ipermercati e nei centri commerciali e possono essere rivolte solo a un pubblico adulto.

Gli escamotage utilizzati

In un mondo liquido, dove le informazioni viaggiano su internet in maniera rapida e incontrollata, gli addetti ai lavori trovano comunque spesso il modo di superare le restrizioni con qualche espediente. Fra questi i più utilizzati sono i blogger e social network: anche se gli stessi Facebook e VKontakte non consentono la pubblicità di alcol e tabacco sui propri siti, spesso alcune informazioni sui prodotti alcolici vengono diffuse attraverso gruppi chiusi, creati ad hoc sui social network, o attraverso i blogger.

Chi lavora in questo settore, poi, spesso organizza eventi e manifestazioni nel tentativo di attirare l’attenzione dei media, puntando così sul rimbalzo del proprio brand.

In altri casi vengono realizzati prodotti diversi di cui ne sia consentita la pubblicità (generi alimentari, snack o bevande non alcoliche) per diffondere tra i consumatori l’immagine del brand.

Le sanzioni

In caso di infrazione, una persona giuridica rischia una multa da 100 a 500mila rubli (da 1.100 a 5.900 euro circa), mentre le persone fisiche da 2.000 a 2.500 rubli (da 23 a 30 euro circa).

Il commento dell’esperto

“In Russia il modo più diffuso per promuovere i vini è attraverso i social network – spiega il giornalista esperto di vino, Dmitry Lysenkov -. Un escamotage che generalmente, se utilizzato bene, porta qualche frutto. Altrimenti si ricorre alla pubblicazione di qualche articolo: la pubblicità tradizionale sui giornali è vietata, ma spesso si cerca di apparire con il proprio brand sulle riviste, per esempio in occasione del lancio di nuovi prodotti o cercando di parlare di temi affini al vino. Da non dimenticare poi l’influenza dei wine-blogger, considerati opinion-leader molto importanti in Russia, così come in molti altri Paesi”.

Lucia Bellinello