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Quanto è amaro il made in Italy se vincono i dazi

Quanto è amaro il made in Italy se vincono i dazi

La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Unione europea, "necessaria" per Trump, rischia di mettere in ginocchio il terzo mercato del vino italiano. Un amaro calice per l’amarone
marzo 13, 2018

La voce ‘export’ per il made in Italy ha toccato quota 40,5 miliardi, segnando nel 2017 il record storico con un aumento del 9,8% rispetto all’anno precedente. Le esportazioni di cibo e bevande sono aumentare del 6% nel 2017 per un totale di circa 4 miliardi di euro, il massimo di sempre: il vino è il prodotto più gettonato dagli statunitensi. E, dentro il vino, il rischio maggiore riguarda l’amarone.

Le esportazioni di Amarone verso gli Usa hanno registrato un’ulteriore crescita in doppia cifra (+10%), incremento in valore più che doppio rispetto alla media nazionale del periodo. Per il Valpolicella la propensione all’export negli Stati Uniti è forte, con un valore fissato nel 2017 per Valpolicella e il Ripasso di altri 18 milioni di euro. In totale le vendite di Amarone e Valpolicella hanno sfiorato nel 2017 quasi 40 milioni di euro negli Usa. Cifre importanti, difficili da dislocare in altri mercati. Il problema più serio riguarda le aziende che hanno già in essere contratti pluriennali di fornitura.

Gli impegni economici sottoscritti in assenza di dazi si riflettono pesantemente sulla remunerazione finale laddove la “nuova” voce dovesse essere introdotta.

La valutazione “pessimistica” rimane valida anche nel caso in cui si arrivasse ad una applicazione chirurgica sui prodotti alimentari che facesse salvo l vino: la logistica dell’export alimentare, infatti, non è settoriale ma complessiva. E una applicazione dei dazi su singole referenze del comparto alimentare avrebbe ripercussioni anche sui prodotti esclusi dai nuovi dazi.

Federalimentare proporne in caso di dazi Usa verso la Ue, ‘Unione europea reagisca rivedendo le proprie sanzioni verso la Russia e rilanciando un progetto di maggiore integrazione dei mercati tra Ue e la Federazione Russa.

Possibili effetti sui consumati – L’associazione dei consumatori Codacons ipotizza che la guerra dei dazi porterà a “un rincaro dei prezzi al dettaglio in moltissimi settori”. “Le industrie italiane colpite dagli effetti delle politiche protezionistiche”, sostiene il presidente Carlo Rienzi, “dovrannoaumentare i prezzi per recuperare i guadagni perduti, ma soprattutto eventuali contromisure da parte dell’Ue determineranno rincari a cascata dei listini di una moltitudine di prodotti di largo consumo, venduti in Italia e importati dagli Stati Uniti, come succo d’arancia, alcolici e dolciumi vari”.