Blog

Popovich: "In Russia continueremo a bere vino italiano"

Popovich: "In Russia continueremo a bere vino italiano"

Parla il presidente dell'Unione russa degli enologi e viticoltori. La Russia vuole aumentare il numero dei vigneti, ma l'Italia resta forte
ottobre 28, 2015

L’export verso la Russia si fa duro. “Ma niente paura: almeno per i prossimi 10-15 anni continueremo a bere italiano”. Ad azzardare questa previsione è Leonid Popovich, presidente dell’Unione russa degli enologi e viticoltori, commentando la corsa di Mosca alla produzione di vino: la Federazione ha infatti annunciato di voler aumentare gli aiuti economici alla viticoltura, facendo nascere ogni anno almeno diecimila ettari di vigneti, per raggiungere entro il 2020 una superficie coltivata di 140mila ettari (al giorno d’oggi se ne contano circa 87mila). “Ma i produttori italiani per ora possono stare tranquilli – dice Popovich -. È vero che la Russia vuole produrre maggior vino, ma è anche vero che ci vuole parecchio tempo per farlo. Bisogna piantare le vigne, far crescere i vigneti. E almeno per i prossimi 10-15 anni continueremo a importare e bere vino italiano”.

Nella sfida tra produttori comunque la Russia è già scesa in campo. E ha iniziato a giocare. Lo dicono i dati Rosstat, secondo i quali buona parte del vino consumato nella Federazione nel 2014 era russo: su un totale di 952,5 milioni di litri (il 2,1% in meno rispetto all’anno precedente), 529,6 milioni era di produzione russa (da intendersi, sia di uva locale, sia di prodotti vinicoli di importazione).

“La qualità ovviamente è ben differente – commenta Popovich, confessando tra le righe di essere un grande amante del Krasnostop Zolotovskij, un rosso realizzato con uve originarie dell’Oblast di Rostov e del Krasnodarskij Kraj -. In un anno la Russia produce solamente cinque milioni di litri di vino paragonabili alla Denominazione di origine controllata (Doc) di stampo italiano, o, guardando al mercato francese, all’Appellation d’origine contrôlée (Aoc): ovvero meno dell’1% del volume totale”. Di strada, quindi, secondo Popovich, la Federazione ne deve fare ancora molta. Ma non si può negare che il vino Made in Russia si stia affermando con decisione sul mercato locale: “Tra gli indicatori che dimostrano un miglioramento della situazione per la produzione russa – prosegue Popovich -, c’è il fatto che le nostre bottiglie sono sempre più presenti sulle carte vino dei ristoranti e sui cataloghi dei maggiori distributori”. Il vino russo, quindi, sta rafforzando in maniera significativa la propria presenza sul mercato. “Per quanto riguarda la vendemmia, che terminerà il 7 novembre, si stima che il volume di uva raccolto quest’anno sarà di circa 470mila tonnellate. L’anno scorso era stato di 530mila tonnellate, un vero record. Secondo le previsioni, nel 2016 la raccolta non sarà inferiore alle 500mila tonnellate, forse anche di più”.

Quale consiglio dare ai produttori italiani? “Suggerirei di lavorare con l’obiettivo di fare un vino ancora più buono e più economico – risponde, ridendo -. Ovviamente la mia è una battuta. Capisco perfettamente che il prezzo non dipenda solo dai produttori ma dal corso del rublo, dall’andamento dell’economia e da tutte queste ‘assurdità’ che a conti fatti pesano sulle tasche dei consumatori finali. La contrazione dell’import di vino estero comunque non sta coinvolgendo solo l’Italia, ma tutti i Paesi che hanno sempre venduto i propri prodotti in Russia. Sono però convinto che, non appena la situazione economica riacquisterà stabilità e il rublo tornerà a livelli normali, anche l’importazione e il consumo di prodotti stranieri si riprenderanno. Ai produttori esteri suggerirei di guardare oltre Mosca e San Pietroburgo: in Russia ci sono almeno altre dieci o undici città dove vivono milioni di abitanti. Mercati potenzialmente interessanti assolutamente da non sottovalutare”.

Svetlana Borisova