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Novara (Khleb i vino): la cultura del vino è sempre più forte in Russia

Novara (Khleb i vino): la cultura del vino è sempre più forte in Russia

Secondo Massimo Novara, sommelier della catena Khleb i vino di Mosca, è in crescita il numero delle enoteche nella capitale russa e il vino italiano si conferma tra i più richiesti
ottobre 21, 2015

In Russia si beve un po’ meno. Ma si beve meglio. A interpretare in chiave diversa le statistiche, secondo le quali nei primi sei mesi del 2015 l’Italia ha esportato vini e mosti per un valore pari a 24,2 milioni di euro (-36% rispetto ai primi sei mesi del 2014), in volume 103.418 ettolitri (-37%), è Massimo Novara, sommelier della catena Khleb i vino (Pane e vino) di Mosca.

“La clientela si sta raffinando molto – spiega -. E la cultura del vino in questo Paese sta prendendo sempre più piede”. In Russia dal 2010, Novara negli anni è stato testimone diretto dei cambiamenti di questo mercato, dove, secondo Federvini, dall’Italia nel 2014 sono stati esportati oltre 167mila ettolitri di vini aromatizzati (-26% rispetto al 2013), per un valore di 26,802 milioni di euro (-25%); contrazione meno sensibile per glispumanti, che hanno registrato un -6,8% in volume (136mila ettolitri esportati nel 2014) e un -21,8% in valore (40,189 milioni di euro). “I gusti col tempo stanno cambiando – racconta -. I clienti sono molto più attenti alla qualità di ciò che bevono e si dimostrano interessati a provare qualcosa di nuovo, che accresca le proprie conoscenze”.

Ecco allora che, piano piano, si inizia a prendere in considerazione qualcosa di diverso dai soliti Chianti e Pinot Grigio: “Adesso la gente è più disposta a provare uvaggi ‘sconosciuti’ e si fida molto dei consigli dei sommelier. Il Pinot Grigio, comunque, continua a essere il bianco più venduto, insieme al Sauvignon Blanc”. Nella lista dei vini più richiesti dai russi, secondo Novara, non mancano il Valpolicella, il Nero d’Avola e il Primitivo. “Anche il Vermentino – precisa -, indicativamente sta crescendo bene come vendite”. E questa nuova cultura del vino, che fa affidamento all’esperienza degli esperti per sdoganare prodotti fino a prima rimasti ai margini, è confermata dal numero crescente di enoteche. “Negli ultimi anni – dice – sono stati aperti moltissimi wine bar. E se ne stanno aprendo ancora”. Secondo il celebre portale Afisha, infatti, a Mosca sarebbero oltre duecento le enoteche, mentre a San Pietroburgo se ne contano circa 130. “Nella capitale russa – prosegue Novara -, ci sono diversi club di wine lovers dove ogni settimana la gente si ritrova per cene gastronomiche o degustazioni. Anche il turismo enogastronomico sta avendo parecchio successo con il pubblico russo”.

Via libera quindi a incontri, cene e degustazioni per “coccolare” il mercato. “Per far risaltare ulteriormente i prodotti italiani all’interno delle enoteche russe, le cantine dovrebbero cercare di essere presenti in prima persona alle cene e agli eventi che gli importatori o i ristoratori organizzano – suggerisce Novara -. Le fiere sono sicuramente una bella vetrina per le aziende. Ma è evidente che i clienti partecipano volentieri a quegli eventi dove i produttori parlano dei propri vini”.

E anche se la crisi non sta risparmiando questo settore, i vini italiani continuano a essere tra i più richiesti. “I clienti oggi sono sicuramente più attenti alla spesa – racconta -, un fatto che comporta una notevole apertura verso i ‘vini del nuovo mondo’. Ma in base alla mia esperienza, i prodotti italiani restano tra i più venduti anche in questo periodo di crisi”. Una crisi che la catena di Novara sta affrontando a testa alta: “Il periodo è ostico per tutti i settori – spiega -, ma per quanto riguarda i nostri ristoranti, non abbiamo registrato grossi cali di frequenze o di consumi. Tant’è che negli ultimi dieci mesi a Mosca abbiamo aperto cinque nuovi wine restaurant. Io sono convinto che chi beve il vino italiano continuerà a bere i nostri prodotti, nonostante la crisi. Magari scegliendo bottiglie di categoria inferiore. Il consiglio che mi sento di dare è quello di non farsi intimorire dall’andamento economico del Paese. E di continuare a scommettere sulla Russia. Perché è uno dei centri di sbocco più importanti per il mercato vinicolo italiano”.

Lucia Bellinello