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Niente brindisi per l’export italiano

Niente brindisi per l’export italiano

Ma in Russia il vino italiano torna a volare: +44,3%
dicembre 19, 2017

Il 2017 sarà ricordato per lo storico sorpasso dei francesi sugli italiani nel primo mercato al mondo (gli Usa) e per l’aumento delle importazioni (in valore) della Cina sulla Germania.

Si chiude con un testa a testa, in Canada, la partita  tra Francia e Italia.  Nei primi 8 mesi di quest’anno l’Italia ha infine espresso incrementi significativi in Russia (+44,3%) Cina (+19,3%), Canada (+9,5%), Giappone (+6,5%) e Svizzera (+5,5%), mentre è sotto media o in negativo proprio nei suoi mercati chiave: Usa (+1,4%), Regno Unito (-4,3%) e Germania (-1,4%). Natale senza fiocchi per il vino italiano, che si appresta a chiudere l’anno in crescita (circa 5,9 miliardi di euro il valore dell’export stimato) anche se a brindare saranno i suoi competitor, che crescono molto di più e in alcuni casi doppiano la performance del Belpaese. È la sintesi del bilancio consuntivo 2017 su 10 tra i principali mercati importatori di vino (67% dell’import totale) tracciato dall’Osservatorio Paesi terzi di Business Strategies e realizzato in collaborazione con Nomisma-Wine Monitor,

In generale i risultati dei primi 10 mesi dell’anno nell’extra Ue (Usa, Cina, Canada, Giappone, Svizzera, Russia, Norvegia), indicano una crescita importante della domanda di vino in valore, con un incremento che sfiorerà il 10% sul 2016. A fronte di ciò il mercato europeo dei 3 principali importatori (Regno Unito, Germania e Svezia) è in recessione, trainato in negativo da Germania (-1,6%) e Uk (-1,4%). In questo quadro generale, tra i top 5 produttori (Francia, Italia, Spagna, Australia e Nuova Zelanda) fa peggio di tutti l’Italia, complice una seconda parte dell’anno critica che sta limitando la crescita al 5,7% nei Paesi terzi e appesantendo la perdita nei 3 Paesi del Vecchio Continente (-2,4%), che da soli rappresentano in valore oltre la metà della domanda europea di vino italiano. Nei 7 Paesi terzi in esame, che rappresentano il 76% del mercato extra-Ue, il fine anno sorriderà in primis alla Francia e all’Australia – con crescite attorno al 10-12% ma anche a Nuova Zelanda e Spagna (tra +8% e +9,5%).