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La carta Popovich: lo Stato russo compra e beve (solo) vino russo

La carta Popovich: lo Stato russo compra e beve (solo) vino russo

La proposta del Presidente dei produttori russi valida per tutti gli enti partecipati, da Aeroflot a Ferrovie da Gazprom a Rosneft
settembre 17, 2018

“I produttori di vino russi sono in grado di soddisfare pienamente le esigenze del settore pubblico nel vino”: con questo assioma, perentorio e protezionista, l’uomo più in vista della viticultura russa incoraggia il Governo federale ad allungare l’elenco dei prodotti alimentari per i quali è in vigore il “niet” all’acquisto da parte dei soggetti pubblici russi.  Nel 2016 il Governo federale aveva approvato un decreto che vietava enti pubblici l’acquisto prodotti importati come il formaggio, uova, pesce, carne, zucchero. In quell’elenco mancava il vino. Oggi Popovich ne chiede l’inserimento, ufficialmente, sostenendo che tutto il settore ne riceverebbe beneficio. La sua proposta si somma a quella analoga avanzata oggi dalla Direzione del dipartimento agricolo della Federazione Russa che propone di “limitare” gli acquisti di vini stranieri per esigenze comunali e statali. Popovich fa di più: non parla di limitazione bensì di eliminazione ed estende il divieto pubblico alle grandi imprese partecipate. Secondo il Presidente dei produttori russi solo il 40% dei vini bevuti nella Federazione  sono importati. Se il 60% è costituito da prodotto nazionale, non si capisce perché gli apparati dello stato facciano ricorso alle importazioni laddove è manifesta la capacità dei produttori russi di corrispondere alle esigenze del mercato interno.