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Khudyakova (Mbg): ”La crisi è un momento di rinnovamento”

Khudyakova (Mbg): ”La crisi è un momento di rinnovamento”

Intervista a Ekaterina Khudyakova, esperta di vino, wine-writer, direttrice del training department del gruppo MBG
luglio 1, 2016

La crisi tratteggia nuovi orizzonti nel settore dei vini in Russia. Ridisegnando equilibri divenuti nell’ultimo periodo instabili tra inflazione e crollo del rublo. “Una parte degli importatori ha accusato grossi problemi. Qualcuno addirittura è fallito. Qualcun altro invece è nato, e sta cercando ora di ritagliarsi una fetta di mercato”. A riassumere i nuovi trend è Ekaterina Khudyakova, esperta di vino, wine-writer, direttrice del training department del gruppo MBG, una delle dieci maggiori compagnie russe specializzate nell’import. Un’azienda quasi tutta al femminile, nata nel 1995 e oggi impegnata a portare sulle tavole russe brand come Antinori, Livio Felluga, Allegrini e, guardando oltralpe, la storica Laurent-Perrier e M. Chapoutier. Oggi, secondo la società di revisione PricewaterhouseCoopers, la MBG occupa il 37% delle quote di mercato in Russia per quanto riguarda l’Horeca (hotellerie-restaurant-café).

La crisi è un momento di rinnovamento – spiega Ekaterina Khudyakova -. Sul mercato si stanno affacciando importatori nuovi, giovani e flessibili. Solo a Mosca ne sono apparsi 2-3 che partecipano già alle fiere”. Molti di loro vantano esperienze lavorative in compagnie affini a questo settore, o più semplicemente provengono dall’import di super alcolici e decidono di dedicarsi esclusivamente al vino.

“Per loro ovviamente non è semplice ritagliarsi uno spazio vicino ai grossi importatori – dice -, ma hanno il vantaggio di avere una mentalità più aperta nei confronti dei prodotti nuovi, fino a questo momento sconosciuti”. Una carta che potrebbe rivelarsi interessante, se si gioca con astuzia l’ostacolo dei piccoli volumi: “Le grosse compagnie sono poco flessibili sulle novità e ancor meno interessate a importare piccoli volumi: tra certificati e accise non c’è margine di guadagno. Per i nuovi importatori invece è più semplice trovare accordi e giocare sui piccoli volumi, importando anche solo 50 bottiglie ogni tre mesi. Inoltre hanno voglia di provare, sperimentare”. Un’elasticità che potrebbe risultare la chiave giusta per un’iniziale ripresa, sull’onda del rinnovamento. Proprio il rinnovamento delle etichette, infatti, potrebbe contribuire ad aumentare la concorrenza tra i vini di qualità e ad appianare l’esagerato aumento dei prezzi in Russia. Da quando il rublo è crollato, per esempio, i prezzi della MBG sono lievitati del 20-25%, arrivando a sfiorare il 30% nelle vendite al dettaglio.

“I prodotti italiani continuano a essere molto apprezzati, ma hanno costi poco competitivi e i clienti iniziano a cercare alternative più economiche, anche se non sempre di qualità – sostiene l’esperta -. Se escludiamo qualche vino veneto come il Pinot Grigio, il Soave e il Valpolicella, in qualsiasi supermercato di Mosca è difficile trovare bottiglie a meno di 1.000 rubli (circa 14 euro)”. E il cliente finale inizia così a comprare altri prodotti, come il Rioja spagnolo, molto più economico.

“Noi importatori – spiega -, acquistiamo il Soave o il Valpolicella in Italia a 1,20-1,50 euro a bottiglia. Un prezzo che, prima di arrivare sugli scaffali dei supermercati di Mosca, lievita fino a superare gli 800 rubli (oltre 11 euro). Purtroppo non si può pensare che gli italiani inizino a vendere agli importatori i propri prodotti a una cifra inferiore rispetto a quella attuale”.

Un’alternativa interessante per offrire un listino di prezzi più vario secondo Khudyakova potrebbe essere quella di puntare su altre regioni d’Italia, meno conosciute. “In Russia – dice -, gli amanti del vino conoscono quasi esclusivamente i prodotti del Veneto, della Toscana, della Sicilia. Un’alternativa interessante potrebbe essere quella di far conoscere ai russi nuove regioni, offrendo bottiglie a prezzi concorrenziali affinché la gente inizi a conoscere e ad acquistare questi prodotti. In Abruzzo, per esempio, c’è un ottimo vino. Ma al momento è impossibile venderlo a Mosca perché nessuno lo conosce. Un prezzo competitivo, ovviamente, farebbe la differenza”. Secondo la Khudyakova, quindi, potrebbe essere proprio il desiderio di sperimentare da parte dei nuovi e giovani importatori ad aprire le porte del mercato russo alle etichette fino ad ora sconosciute. “La promozione ovviamente non va sottovalutata – aggiunge -. È importante avvicinare il cliente alle nuove bottiglie e presentargli delle alternative”. Un’idea potrebbe essere quella di unire passioni differenti: “Da un po’ di tempo ho iniziato ad affiancare il vino al tango, un ballo molto diffuso a Mosca – racconta -. Nei locali che ospitano le serate di ballo organizzo corsi e degustazioni. Il successo è notevole: gli appassionati di tango si riscoprono anche amanti del vino. E si aprono così nuove opportunità per tutti”.

Lucia Bellinello