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Il vino italiano per l'arte di Tonino Guerra

Il vino italiano per l'arte di Tonino Guerra

Lora Guerra, moglie del poeta e sceneggiatore morto nel 2012, ricorda il marito e racconta: "Vorremmo creare in Russia una fondazione per divulgare i suoi lavori". Anche con l’aiuto del vino
ottobre 15, 2015

Alla sua tavola si sono seduti alcuni dei più grandi e talentuosi figli dell’Unione Sovietica. Ha brindato con Andrej Tarkovskij e Bella Akhmadulina, con Yurij Ljubimov e Yurij Norshtein. E se la Russia oggi è così innamorata del vino italiano, forse, lo si deve un po’ anche a lui. A Tonino Guerra, il “più russo” tra i geni del Belpaese, al quale la vita gli ha consegnato in moglie Eleonora Jablochkina, al secolo Lora Guerra, conosciuta nel 1975 durante il suo periodo moscovita nella sede di Mosfilm. Oggi, a tre anni dalla sua morte, l’associazione che porta il suo nome fa sapere di voler intensificare le iniziative in memoria del poeta e sceneggiatore. E non esclude di puntare, fra le varie cose, anche sulla promozione del vino, al quale lui era tanto legato.

“Tonino amava il vino! Eccome se lo amava. E non importa se in Russia si beveva vodka – ricorda Lora Guerra -. Da quando ci ha lasciato, con la nostra associazione cerchiamo di divulgare il suo nome e le sue opere. Ora stiamo lavorando alla creazione di una fondazione in Russia con la quale organizzare eventi e iniziative. Perché no, eventualmente prendendo in considerazione anche il vino, oltre ovviamente al cinema, alla poesia, all’artigianato. Tutte cose alle quali Tonino era molto legato, e che potrebbero essere strumenti utili per tenere vivo il nome del poeta”.

E proprio al succo di bacco Guerra ha dedicato molte delle sue energie: come le etichette realizzate per la cantina Montaia, dove nascono il Sangiovese di Romagna e il Cabernet Sauvignon Rubicone; o l’osteria ristorante Sangiovesa, versione moderna dell’osteria tradizionale romagnola, fondata a Santarcangelo (Rimini) dall’incontro con l’editore Manlio Maggioli e frequentata da Fellini e Antonioni. “La Sangiovesa è un luogo per me unico al mondo – racconta Lora Guerra -. Tonino se ne occupava personalmente: curava il menu, controllava che la piadina fosse buona, sceglieva le tovaglie. Era un posto frequentato da Gassman e dai grandi attori che hanno lavorato con lui. Fra questi c’erano anche moltissimi russi: qui hanno mangiato Ljubimov e altre stelle del teatro sovietico”.

Lora Guerra si illumina al ricordo del marito: “Era un genio. Era un poeta”. Profetico, verrebbe quasi da aggiungere, ricordando quel suo commento – citato dalla sua biografa Rita Giannini e dallo scrittore Graziano Pozzetto – a margine di una conversazione con un oste di Santarcangelo, sua terra natale: “Sono sicuro che (il vino di questi luoghi) l’udranno in tutto il mondo. Perché la sua sostanza è forte e poetica”. E così fu. Non si dovette aspettare molto affinché il vino di casa sua, della sua romagna, varcasse i confini nazionali lanciandosi alla conquista della Russia, la sua seconda patria: secondo uno studio sui Paesi di esportazione del vino emiliano-romagnolo, realizzato nel 2013 dalla piattaforma informativa Wine Monitor di Nomisma, la Russia risulta tra i mercati dove, dal 2007 al 2012, si sono registrati i maggiori incrementi, con un aumento del 473%; a livello generale, l’export di vino dell’Emilia Romagna nel primo trimestre del 2015 si è attestato a 63 milioni di euro.

“Più di tutti – racconta Lora -, Tonino amava il vino di casa sua, il Sangiovese, che prendeva il nome da Giove, proprio come si chiama il Colle su cui si erge la Santarcangelo medioevale”. E proprio su questo vino Guerra si sofferma spesso con racconti, scritti, interviste. “La vera voce della mia terra – diceva – è quella che canta con i suoi vini”. Una voce giunta fino in Russia. Paese che più di tutti si è lasciato commuovere dall’arte senza tempo di Tonino.

Svetlana Borisova