Blog

Gli ostacoli della vinificazione russa

Gli ostacoli della vinificazione russa

Come l'aumento dei dazi sull'importazione del vino influenzerà il suo sviluppo
novembre 2, 2017

L’introduzione nel 2015 delle sanzioni e l’attuazione delle politiche per la sostituzione dell’importazione hanno stimolato molti rami dell’agricoltura russa. Negli ultimi anni la produzione di ortaggi e frutta, di carne e di latte è aumentata notevolmente. Questo aumento, però, non ha toccato l’industria del vino nazionale.

La questione delle restrizioni all’importazione del vino non è stata presa in considerazione perché il volume di consumo di vino in Russia è raddoppiato. Ad oggi sono necessari circa 780 milioni di litri per coprire la domanda. Questo valore è in costante crescita nonostante il calo del livello dei redditi della popolazione e l’aumento delle accise.

L’area dei vigneti oggi è di circa 78mila ettari. Circa 20mila ettari sono stati piantati dal 2013 al 2017. Circa 20mila del totale sono in Crimea, ma la loro qualità lascia molto a desiderare. Per questo, devono essere piantati nuovi vigneti, anche se la ricrescita richiederà diversi anni.

Nel 2017 sono state raccolte 550mila tonnellate di materie prime che permetteranno di produrre circa 350 milioni di litri di vino. Il resto, cioè circa 420 milioni di litri, è coperto dalle importazioni, principalmente da Spagna (45%), Ucraina (19,41%), Sud Africa (13,2%), Moldavia (9%), Uzbekistan (7,2%) e Italia (3,1%).

Fino ad oggi il dazio all’importazione è pari al 12,5% del valore delle merci. Perciò gli scaffali dei supermercati sono pieni di vino quasi-russo di bassa qualità a prezzo ridotto di circa 120 rubli per bottiglia, mentre i vini provenienti da uva russa costano almeno 250 rubli e quindi non possono competere con le importazioni.

La vinificazione richiede tempo e degli investimenti immediati, da dieci a cento milioni di dollari, nei vigneti e nelle strutture. La vite comincia a produrre frutti solo dopo tre anni. Poi passano altri mesi per la lavorazione del prodotto. Così il costo dell’investimento tornerà dopo 4-5 anni. In alcuni casi, ci vogliono 10-15 anni.

Per cambiare questa situazione il Ministero dell’agricoltura ha intrapreso alcuni passi. Nel 2017 il settore del vino ha ricevuto 1,65 miliardi di rubli di finanziamenti. Nel 2018 si prevede lo stanziamento di 2 miliardi. Tuttavia, il sostegno del governo non è sufficiente.

Un altro passo è l’aumento del dazio all’importazione dei prodotti di vino. Un simile schema è stato introdotto nell’industria dello zucchero e ha confermato la sua efficacia. Oggi, la Russia non solo soddisfa il fabbisogno nazionale, ma fornisce i propri prodotti per l’export. Nel caso del settore vinicolo per risollevare la situazione ci vorranno 15-20 anni, a condizione che continueranno i finanziamenti statali al volume attuale.

Un’altra misura importante potrebbe essere la stabilizzazione di un prezzo minimo per il vino. Qui, però, è necessaria una soluzione globale che consentirebbe non solo di limitare le importazioni, ma anche di rimuovere dal mercato prodotti di scarsa qualità.

Un altro vincolo riguarda la legge del 2012 sulla pubblicità dell’alcol che limita la diffusione dei prodotti nazionali di vino nei media. Alcune eccezioni sono state fatte per la TV e per la stampa, mentre invece internet rimante sotto divieto totale.

I rappresentanti del FAS intendono creare un sito web speciale per spiegare cosa e come si possono svolgere le attività nell’ambito delle normative vigenti.

Infine, il vino e il suo fatturato in Russia sono soggetti agli stesi requisiti normativi di superalcolici, perciò si attende l’adozione della legge “Sullo sviluppo delle viticoltura e della vinificazione nella Federazione Russa”.

Allo stesso tempo sono in corso i lavori sulla formazione delle regole per la produzione di vini a indicazione geografica protetta e a denominazione di origine protetta. Per questo occorre creare un registro dei vigneti per introdurre le norme e le regole di produzione. (M.K.)