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Futuro roseo per i vini italiani in Russia

Futuro roseo per i vini italiani in Russia

Yuri Yudich, direttore del gruppo AlcolExpert, parla del mercato del vino in Russia. Anche se i prezzi aumentano, i russi continuano a scegliere il Belpaese
novembre 20, 2015

Il mercato è sofferente. Ma i russi, a tavola, continuano a scegliere l’Italia. E se gli indicatori economici registrano diversi segno “meno” sui consumi e sulle esportazioni (nel primo semestre dell’anno l’Italia ha esportato in Russia un 36% di vino in meno rispetto allo stesso periodo del 2014), ci si consola leggendo i nuovi dati diffusi dall’Ice, secondo i quali l’Italia, nonostante la congiuntura negativa, si conferma il primo Paese esportatore di vino in Russia, per un valore di prodotti esportati pari a 57 milioni di euro nel periodo gennaio-luglio 2015 (pur sempre un -26,8% rispetto allo stesso periodo del 2014).

“La situazione per il vostro Paese resta pur sempre ottimistica: sia i consumatori russi, sia gli importatori, scelgono voi e premiano il vostro lavoro”. Il futuro è quindi roseo secondoYuri Yudich, direttore del gruppo AlcolExpert, esperto di vino, da anni a stretto contatto con il mercato e convinto che molte preoccupazioni, da parte dei produttori italiani che esportano a Est, possano essere di gran lunga ridimensionate. “Ancor prima di scegliere la tipologia di vino, i consumatori russi scelgono il Paese di provenienza. E l’Italia è quello più gettonato – spiega -. Fra le regioni più apprezzate si contano sicuramente il Piemonte e la Toscana“.

E anche se la situazione non è più frizzante come in passato, le lacrime vanno asciugate con nuovi sforzi e ulteriori investimenti. “Nel nostro Paese ci sono moltissime zone con un grosso potenziale a livello di consumatori: dalla Siberia agli Urali, dalle regioni del sud a quelle più settentrionali. Bisognerà affrontare i problemi di trasporto e di logistica, ma al di là di ciò sono convinto che questi territori offrano grosse opportunità“.

Gli sforzi, secondo Yudich, vengono ovviamente premiati dando dimostrazione di un lavoro costante e tenace. “È indispensabile tenere vivo quel rapporto quotidiano con gli importatori e i distributori; bisogna organizzare eventi, partecipare alle fiere: solo così si avrà la possibilità di far conoscere il proprio prodotto e fidelizzare i clienti”.

“Senza dubbio le vendite potrebbero essere incentivate se i prezzi del vino fossero più contenuti – commenta Yudich -. Un vino che oggi sugli scaffali italiani viene venduto a cinque euro, in Russia ne costerà almeno quindici, forse venti. Per noi si tratta di una cifra considerevole”.

Anche la scarsa comunicazione da parte dei mass media, secondo Yudich, contribuisce a complicare gli affari: “In Russia ci sono precise limitazioni in merito alla pubblicizzazione degli alcolici sulla carta stampata e in Tv – spiega -. Non importa in che termini se ne parli: risulta complesso spiegare anche quali potrebbero essere i benefici derivanti da un consumo corretto del vino, se bevuto in piccole quantità. Queste limitazioni, e il fatto che il vino sia quasi o del tutto assente dalle riviste, contribuiscono a frenare la formazione di una sana cultura del vino”. Piccoli gruppi di aficionados comunque già si registrano: sono in crescita infatti i centri di degustazione e le cantine. “Tuttavia ci vorrà del tempo – conclude Yudich -, affinché nel nostro Paese si possa sedimentare una corretta passione per il vino. Ma siamo sulla buona strada”.

Lucia Bellinello