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Falso vino italiano: allarme russo

Falso vino italiano: allarme russo

La denuncia dell'eurodeputato Alberto Cirio contro la contraffazione in Ucraina e Moldavia
agosto 29, 2017

Il falso Made in Italy colpisce ancora una volta i nostri prodotti. Questa volta nel mirino della contraffazione c’è il vino, che dal 2015 ad oggi ha visto introdurre, soprattutto nel mercato dell’Est Europa, un elevato numero di false bottiglie prodotte e vendute in Moldavia ed Ucraina. E’ quanto denunciato dall’eurodeputato Alberto Cirio, membro della Commissione Agricoltura del Parlamento Ue e presidente della Commissione per l’integrazione economica di Euronest.

Due i vini italiani più a rischio, quelli più amati e conosciuti nel mondo: l’Asti Spumante e il Prosecco. Soltanto in Ucraina, ad esempio, nel giro di tre anni il falso Asti è passato da un milione a 2,5 milioni di bottiglie. “Il dato è stato rilevato su un campione della grande distribuzione da Nielsen – ha denunciato Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio per la Tutela dell’Asti Docg – una delle società specializzate con cui monitoriamo costantemente la situazione. Ma se consideriamo tutti i supermercati e anche gli altri canali di vendita, hotel, ristoranti e bar, le cifre lievitano in fretta: parliamo di circa quattro milioni di bottiglie. Un danno enorme non solo dal punto di vista economico, ma anche per lo svilimento dell’immagine del nostro vino. Dopo aver acquistato e bevuto lo scadente Asti falso, il consumatore non può che essere confuso e perdere l’interesse verso quello autentico”. Tra l’altro, in molti casi è stato scoperto che nelle bottiglie non c’era neanche vino, ma una miscela di acqua, zucchero e gas.

Nell’ultimo anno, in Ucraina soltanto 569mila bottiglie su 3 milioni con etichetta “Asti” sono risultate autentiche. Ora la paura dei produttori è che Moldavia ed Ucraina inseriscano la loro produzione di falso Made in Italy nel mercato russo, uno dei più importanti per l’esportazione del vino italiano. “La crescita della contraffazione ci preoccupa molto – ha dichiarato Alberto Cirio – . Si sfrutta la reputazione e l’attrazione che il prodotto alimentare made in Italy ha nei confronti del consumatore internazionale e, nel nostro caso, il fenomeno trova terreno particolarmente fertile nei paesi dell’ex Unione sovietica, dove da un decennio l’Asti Docg si è posizionato in un segmento Premium, tanto da essere considerato dai russi lo Champagne dolce”.