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Drobiz: vino russo, made with Italy

Drobiz: vino russo, made with Italy

Parla il direttore generale del Centro di ricerca regionale e federale dei mercati alcolici
ottobre 11, 2016

“L’impronta italiana come certificato di qualità”. Sarebbe questo il sigillo di garanzia del nuovo vino che si sta studiando di produrre in Crimea: un prodotto esclusivo, in edizione limitata, che dovrebbe nascere dall’incontro tra “ricette italiane” e uve russe, da destinare non solo al mercato della Federazione ma anche a quello internazionale. A esprimere grande entusiasmo nei confronti dell’iniziativa è Vadim Drobiz, direttore generale del Centro di ricerca regionale e federale dei mercati alcolici, che, raggiunto al telefono, ha sottolineato la grande opportunità economica e commerciale del progetto. Già da qualche giorno infatti la stampa russa sta parlando dell’imminente arrivo di una delegazione italiana in Crimea. La delegazione, composta da produttori, politici e imprenditori, dovrebbe far visita alla cantina “Massandra”, una delle più antiche della penisola, che ospiterà le trattative dal 13 al 16 ottobre. Fra i componenti della delegazione la stampa russa cita anche Attilio Carlesso, presidente della Cantina di Soave.

L’idea chiave sarebbe quella di produrre un vino nuovo, nato dall’incontro tra esperienza italiana e uve russe. Un’edizione limitata, quantificabile, secondo Drobiz, in poche migliaia di bottiglie. Se il progetto dovesse dare buoni risultati , la produzione verrebbe ovviamente aumentata.

Tecnologie e know how italiani, quindi, al servizio del settore vinicolo russo: “Il progetto prenderebbe in considerazione non solo la tecnologia e l’esperienza italiana, ma l’intera cultura che c’è dietro alla produzione di vino”, ha commentato Drobiz, convinto dell’importanza che l’impronta italiana potrebbe dare al nuovo prodotto. “Non bisogna infatti sottovalutare il fattore psicologico – ha aggiunto -. I consumatori resterebbero sicuramente impressionati dal contributo italiano apportato nella realizzazione di questo nuovo vino: per loro sarebbe garanzia di qualità”.

Così come ha spiegato Drobiz, il risultato sarebbe “un prodotto esclusivo” dal sapore molto simile a quello dei vini russi delle regioni meridionali.

“Per quanto riguarda il mercato del vino, la Russia dipende in buona parte dalle importazioni – ha spiegato Drobiz -. Ma in passato abbiamo sempre vantato una produzione di vino di qualità che ora dovremmo cercare di recuperare”.

“Il fatto che le aziende italiane abbiano scelto la Crimea può essere interpretato come un atto politico – ha aggiunto -. Si tratta di un’iniziativa più che positiva visto che la Crimea ha un potenziale enorme. E gli italiani per primi lo stanno capendo”. Un modo per dimostrare, quindi, che la diffidenza nei confronti della Russia, accentuasi con le recenti tensioni internazionali, non ha ragione di esistere e che “la volontà di collaborare, almeno in questi settori, è ancora forte”.

L’accordo tra produttori russi e italiani di cui si discuterà nei prossimi giorni dovrebbe essere ratificato durante il III Forum economico internazionale di Yalta, atteso per la primavera prossima, a cui parteciperà in qualità di partner anche “Internazionalitalia”, consorzio per l’internazionalizzazione promosso da Link Campus University.

Lucia Bellinello