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In Cina cresce il consumo di vino importato: 48 milioni di bevitori abituali (+152% in 5 anni)

In Cina cresce il consumo di vino importato: 48 milioni di bevitori abituali (+152% in 5 anni)

Lo rivela l'ultimo report di "Wine Intelligence"
giugno 22, 2016

In Cina il numero di bevitori di vino importato è aumentato di 10 milioni in due anni, passando dai 38 milioni stimati nel 2014 ai 48 attuali, con un trend di crescita che segna rispetto al 2010 un +152%A dare la spinta ai consumi di bottiglie provenienti dall’estero, la maggiore capacità di spesa, l’innalzamento della qualità di vita, l’exploit della vendita online ma anche il peso degli accordi commerciali che hanno permesso di abbattere i prezzi. A rivelarlo è l’ultimo report di “Wine Intelligence“, dedicato al mercato dei consumatori cinesi adulti, che ha analizzato l’incidenza della popolazione tra i 18 e i 54 anni che beve vino importato, prendendo in considerazione provenienza geografica e reddito.

L’indagine fotografa infatti 12 città suddivise per fasce – Pechino, Shanghai, Guangzhou, Shenzhen e Hangzhou (prima fascia), Wuhan, Chengdu, Shenyang, Changsha, Chongqing, Zhengzhou e Guiyang (seconda e terza fascia) – e prende in esame i cittadini della classe medio-alta che guadagnano abbastanza e hanno sempre più confidenza con l’universo vino. Ne emerge che, tra gli 80 milioni di abitanti adulti delle 5 principali città cinesi, 21 milioni rientrano negli standard della ricerca (il 47% del totale di chi beve vino importato) e altri 13 milioni arrivano dalle città di seconda fascia (37%).
Tra coloro che vivono nelle città di terza fascia e oltre (350 milioni di individui) invece solo il 4-5% è stato analizzato per età, reddito e consumi di vino importato, tanto da non poter stimare un numero rappresentativo di coloro che stappano bottiglie straniere, che potrebbe comunque essere alto.

Determinante, per la crescita dei consumi di vino importato, risulta in primis l’evoluzione demografica della popolazione, che ha registrato negli ultimi anni massicce migrazioni interne, dalle campagne alle città, con un conseguente aumento del Pil pro capite (+6,5% nel primo trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo 2015) che si traduce in una maggiore capacità di spesa. Oltre ai beni di prima necessità, i cinesi sono sempre più propensi ad acquistare beni che riflettono standard di vita più elevati e in questo contesto il vino riscuote un enorme successo, tanto da tallonare bevande alcoliche tradizionali come il baijiu.

Sul fronte commerciale invece fanno da propulsori in Cina, secondo le recenti interviste di Wine Intelligence a importatori, distributori e broker, gli accordi bilaterali che hanno sensibilmente ridotto le accise con prezzi nella Gdo sotto i 100 yuan (poco più di 13 euro). Il Cile è stato il principale beneficiario di questa riduzione delle tariffe di importazione, ma di recente anche Australia e Nuova Zelanda hanno firmato accordi simili. Non da meno, tra i fattori che ha dato una spinta significativa in questo mercato rivoluzionando le abitudini di acquisto, lo sviluppo massiccio di vendita al dettaglio online e la forte penetrazione dei social media nella vita quotidiana dei cinesi, associati a semplici metodi di pagamento. A Shanghai, ad esempio, è possibile ordinare per 95 yuan una bottiglia di Pinot Grigio ben fredda e riceverla comodamente a casa in soli 44 minuti.

Viviana Laudani