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Antonov (Associazione Russa Sommelier): i russi si conquistano così

Antonov (Associazione Russa Sommelier): i russi si conquistano così

Occorre puntare gli appassionati che tengono alta la cultura del vino in Russia. E' il momento delle etichette meno conosciute ed economiche, come quelle del sud Italia
settembre 24, 2015

“Volete sapere quale vino preferiscono i russi? Guardate la mappa geografica”. Sergei Antonov, membro dell’Associazione Russa Sommelier e direttore per lo sviluppo della cantina “Usadba Perovskikh”, in Crimea, conosce i palati dei propri connazionali come le sue tasche. “La Russia è un Paese enorme – spiega cartina alla mano -. E i gusti si differenziano sia per questioni geografiche, sia per il livello di reddito nelle diverse zone del Paese”. Secondo Antonov, analizzando i dati sulla domanda geolocalizzati ci si accorgerà che nel Distretto federale meridionale e in Crimea, dove “il vino è noto a tutti fin dall’infanzia”, si prediligono i vini secchi.
Oltrepassando gli Urali, dove il clima è più freddo, la maggior parte della gente preferisce invece vini amabili e liquorosi. A Mosca, San Pietroburgo e in altre grandi città si bevono vini molto costosi, poiché il reddito della popolazione è mediamente più elevato. Con la crisi del rublo e l’inflazione, però, i prezzi stanno aumentando, e quei vini che fino a dodici mesi fa erano accessibili a molti cittadini, ora si vendono a prezzi quasi proibitivi. Risultato? “Il settore dei vini locali sta registrando un’interessante impennata, a scapito dei prodotti di importazione – dice Antonov -. E tra i vini che stanno avendo maggior successo ci sono, inaspettatamente, quelli dell’Abkhazia. Una produzione pressoché sconosciuta all’estero e viene venduta quasi nella sua totalità in Russia”. Con la crisi la gente tende a non acquistare vini costosi. Si beve un po’ meno e lo scontrino medio per una bottiglia si è di gran lunga ridotto. Di positivo, fa notare Antonov, c’è che alcuni ristoranti hanno iniziato ad abbassare il listino prezzi, poiché si sono resi conto che il rischio di perdere buona parte dei clienti è elevato.

Che fare allora per invertire questo trend che sta portando a un pericoloso calo dei consumi? “Bisogna divulgare maggiormente la cultura del vino, spingendo la gente a scegliere questo prodotto al posto di altre bevande – sostiene Antonov -. Comunque, al di là della diminuzione generale della domanda, ultimamente si è registrata una notevole crescita di interesse nei confronti del vino: dieci anni fa, per esempio, quando una comitiva di russi si riuniva per il barbecue, nessuno avrebbe mai comprato del vino. Tutti arrivavano con bottiglie di vodka o di birra. Oggi, invece, il vino è la prima cosa che si porta. Dal mio punto di vista si tratta di un grande progresso”.

Passando a questioni puramente commerciali, però, bisogna guardare in faccia la realtà e cercare di capire come affrontare la delicata situazione dell’ultimo periodo: “Questo non è il momento migliore per i grandi prodotti come il Barolo o i vini toscani – sostiene l’esperto -. Un po’ più di potenziale ce l’hanno invece quei vini meno conosciuti ed economici, come quelli provenienti dalla Puglia o da altre regioni del sud Italia, che possono avere prezzi più contenuti e allo stesso tempo rispondere perfettamente al gusto dei russi”. In fin dei conti, fa notare il sommelier, in questo periodo di incertezza economica gli acquirenti fanno sempre maggior attenzione al prezzo, senza dar alcun peso al luogo di origine.

“L’Italia è un paese fortunato – prosegue – poiché in Russia ci sono moltissimi ristoranti e pizzerie italiani e i clienti di questi locali ovviamente scelgono sempre di bere Made in Italy. Però se fino a qualche anno fa la carta di questi locali era composta al 100% da vini italiani, oggi questa quota è in rapido declino, poiché si cerca di far spazio a prodotti più economici. Se non si compie adesso lo sforzo per mantenere alta la domanda di vino italiano in Russia, si rischia di perdere in breve tempo un’importante fetta di mercato guadagnata negli anni con grandi sacrifici”. Oltre a Mosca e San Pietroburgo, conclude Antonov, bisognerebbe puntare su quelle zone “dove la popolazione gode di un certo reddito e vanta solide tradizioni”: Ekaterinburg, Novosibirsk, Krasnodarskij Kraj e Rostov sul Don sono solo un esempio. “Ad ogni modo – dice – in ogni angolo della Russia c’è un focolare di cultura del vino che viene tenuto acceso dagli appassionati locali. Il compito dei produttori è quello di rivolgersi direttamente a queste persone, cercando di influenzare il più possibile l’ambiente che li circonda. I risultati non si faranno attendere”.