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Antinori seduce il Dragone e incassa l’esclusiva con Cofco

Antinori seduce il Dragone e incassa l’esclusiva con Cofco

Firmato a Pechino l'accordo con il gigante cinese del business agroalimentare per la distribuzione in Cina, dove il gruppo fiorentino già copre il 2-3% delle proprie esportazioni
giugno 16, 2016

“In Cina contano molto i brand e Antinori è un marchio forte. Dopo due anni di lavoro siamo pronti e altre grandi aziende si stanno affacciando. Questo potrebbe essere il vero inizio del vino italiano in Cina”. A dirlo direttamente dal forum Revival of Italian wines di Pechino – come riporta l’agenzia Agi – Castle Li, general manager dell’Imported Wine Business Department di Cofco, gigante cinese del business agroalimentare, dopo aver siglato un accordo di distribuzione in esclusiva con il gruppo fiorentino Antinori.

Un’operazione che, proprio nelle ore in cui veniva ufficializzata, ha incassato il primo sold-out di tutte le bottiglie preordinate (per oltre 6 milioni di euro), tanto da pensare già ad un nuovo ordine. Tra i marchi storici del panorama enoico tricolore, la famiglia con a capo il Marchese Piero Antinori, seguito dalle tre figlie Albiera, Allegra e Alessia, ha chiuso il 2015 con un fatturato di oltre 180 milioni di euro, di cui 109,7 milioni dall’export, con un incremento del 4,7% sull’anno precedente. Vanta una ventina di etichette (tra cui il Tignanello, considerato il precursore del Rinascimento del vino italiano) e produce 20 milioni di bottiglie ogni anno in oltre 1800 ettari per la maggior parte nel Chianti Classico, a Santa Cristina, ma anche a Guado al Tasso a Bolgheri, Castello della Sala in Umbria, Prunotto in Piemonte e Tormaresca in Puglia, senza dimenticare le diverse realtà all’estero di proprietà (Antica in Napa Valley, Tuzko in Ungheria, Meridiana a Malta) o in joint venture (in Cile, Washington State e Romania). E ora ha messo a segno un nuovo risultato sul fronte dell’internazionalizzazione, seducendo anche la Cina, dove già copre il 2-3% delle proprie esportazioni.

Ma a guardare verso il Paese del Dragone non è solo il gruppo fiorentino, bensì tutta l’Italia del vino relegata ancora al ruolo marginale da cenerentola: se da un parte il nostro Paese ha superato la Francia come top wine producer nel 2015 – 44,5 mln di ettolitri di vino prodotto contro i 42,2 mln di ettolitri francesi -, dall’altra conta solo per il 4,5% di vini importati in Cina, posizionandosi al quinto posto con appena 90,6 mln di euro, dopo Francia (814,26 mln), Australia (410,13 mln), Cile (210,95 mln) e Spagna (117,03 mln). Resta ancora molto da fare sul piano della promozione, ma intanto Vinitaly International sta mettendo a punto il portale “Italian Wine Channel” per gli amanti del vino tricolore (prevede una parte informativo-educativa e una commerciale) e a Pechino, con la consulenza della China alcoholic drinks association (di cui fa parte Cofco W&S) è nata l’Associazione cinese per la promozione del vino italiano, che vede tra i primi associati proprio Marchesi Antinori e Cofco.

 

Viviana Laudani