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Abramov: ''Vini italiani sempre al top in Russia''

Abramov: ''Vini italiani sempre al top in Russia''

Nel 2016 in Russia il prezzo degli alcolici aumenterà del +10-15%. Il vino, poi, potrebbe registrare un rincaro addirittura del +20%. La previsione è del direttore del Centro di ricerca
gennaio 8, 2016

Nel 2016 in Russia il prezzo degli alcolici aumenterà del +10-15%. Il vino, poi, potrebbe registrare un rincaro addirittura del +20%. La previsione è del direttore del Centro di ricerca federale e regionale dei mercati dell’alcol, Vadim Drobiz, convinto che il nuovo anno regalerà conti ben più salati agli amanti delle buone bottiglie. Soprattutto se di provenienza estera.

“Poiché il mercato del vino in Russia dipende molto dalle importazioni, le variazioni sui prezzi potrebbero risentire di diversi fattori: se in Europa, per esempio, si dovesse registrare una scarsa raccolta di uva, i prezzi rischiano di salire anche del 20%”, dice Drobiz.
Nulla di nuovo, comunque: già nel 2015 gli alcolici di importazione hanno subito un aumento del +20-25% rispetto all’anno precedente, mentre i prezzi degli alcolici russi hanno registrato un +10, +15%. Un’impennata dettata da inflazione e crollo del rublo, che ha di fatto spostato l’attenzione dei consumatori sui prodotti nazionali, sicuramente più convenienti rispetto alla concorrenza estera.

Non a caso alcuni giornali della Federazione, come Rbk, hanno definito il 2015 “l’anno del vino russo”: dodici mesi in cui la produzione locale ha vissuto un vero e proprio boom, cavalcando l’onda della nuova politica economica di sostituzione delle importazioni. Brand come Abrau-Dyurso o vini della Crimea e della costa settentrionale del Mar Nero si sono imposti con carattere non solo sugli scaffali dei supermercati, ma anche sui listini di enoteche e ristoranti.
E, sempre secondo Rbk, nel primo trimestre del 2015 tre bottiglie su quattro acquistate nei supermercati del Paese erano di produzione locale. Una tendenza che non è passata inosservata agli occhi degli esperti: “I vini russi hanno iniziato a essere molto più popolari rispetto a tempo addietro – racconta Andrej Abramov, sommelier dell’enoteca “I like wine” -. Tre anni fa era molto difficile vendere bottiglie nazionali: venivano associate a prodotti di bassa qualità. Oggi invece la gente ha iniziato a provarle. E piacciono”.
Tra i prodotti più gettonati, il Krasnostop Zolotovskij della regione di Rostov e Krasnodar, il Château le Grand Vostock e il Lefkadia, della zona del Mar Nero. “Con il rublo debole, i clienti stanno cambiando le proprie abitudini: si sceglie con maggior attenzione ciò che si acquista, e ovviamente non si trascura lo scontrino”.

Come difendere allora il Made in Italy dalla nuova concorrenza russa? “La stretta collaborazione tra i diversi protagonisti che operano tra Russia e Italia è importante per rafforzare la conoscenza dei prodotti del Belpaese e portarli sulle tavole russe – dice Abramov -. Le degustazioni, per esempio, sono utili per far conoscere nuove etichette e fidelizzare il cliente. Di recente noi abbiamo organizzato incontri con la cantina Lunae Bosoni, con la Tenuta Bibbiano in Toscana e con l’azienda vinicola friulana Primosic. In media partecipano una decina di persone, di età compresa tra i 27 e i 35 anni. Con 2.000 rubli a testa offriamo cinque diversi assaggi di vino, accompagnati da portate che ben si sposano con i prodotti proposti”.

Nonostante l’impennata registrata dalle etichette russe, il gusto italiano continua comunque a reggere. “È vero che i vini russi stanno vivendo un momento di inaspettata popolarità – dice Abramov -, però nel nostro locale le bottiglie italiane continuano a essere quelle più vendute. Superando addirittura quelle francesi. Il Chianti e il Pinot Grigio, per esempio, restano dei classici intramontabili”.

Svetlana Borisova